Il termine bullismo è la traduzione italiana dell’inglese “bullying” ed è utilizzato per designare un insieme di comportamenti in cui qualcuno ripetutamente fa o dice cose per avere potere su un’altra persona o dominarla.

Il termine originario “bullying” include sia i comportamenti del “persecutore” che quelli della “vittima” ponendo al centro dell’attenzione la relazione nel suo insieme.

Spesso non gli si dà molta importanza perché lo si confonde con i normali conflitti fra coetanei mentre il bullismo è caratterizzato da alcuni fattori:

  • Intenzione di fare del male e mancanza di compassione;
  • Intensità e durata;
  • Potere del “bullo;
  • Vulnerabilità della vittima;
  • Mancanza di sostegno.

Il bullismo non è un problema solo per la vittima, è un problema anche per tutte le persone che vi assistono a scuola, in famiglia o altri contesti educativi, per il clima di tensione e di insicurezza che si instaura, minando la serenità dell’intero gruppo classe, aumentando il senso di inefficacia degli insegnanti e quindi minacciando la qualità della vita e il benessere sia individuale che del gruppo.

Se i comportamenti prepotenti vengono lasciati continuare possono avere un effetto molto negativo sulla vittima, alcune ricerche hanno evidenziato una correlazione tra vittimismo e forti disagi personali e sociali, fino ad arrivare in rari casi all’estremo del suicidio.

Se ai bambini è permesso di compiere atti di bullismo è molto probabile che cresceranno abituandosi a compiere prepotenze e da grandi potrebbero anche picchiare il partner ed i propri figli.

I “bulli” persistenti sono a rischio di problematiche antisociali e devianti, le “vittime” rischiano quadri patologici con sintomatologie anche di tipo depressivo.

Negli ultimi anni il fenomeno del bullismo ha raggiunto dei livelli veramente allarmanti, forse più per la ridondanza che tali episodi hanno tramite i mass-media che non per l’aumento effettivo.

Le nuove tecnologie hanno contribuito a creare nuove forme di aggressività (il cosiddetto “bullismo elettronico”, che consiste nella diffamazione mediante internet, sms ecc…; o il cyberbullismo, dove i bulli diffondono on-line le immagini del loro comportamento lesivo della vittima, proprio allo scopo di auto-elogiarsi e far sapere a tutti i compagni della loro bravata).

La letteratura distingue tre forme principali di bullismo:

  • Bullismo diretto (attacchi fisici e/o verbali relativamente aperti nei confronti della vittima);
  • Bullismo indiretto (isolamento sociale e intenzionale esclusione dal gruppo);
  • Bullismo elettronico (attraverso internet, telefoni cellulari, ecc. Ad esempio attraverso la diffusione di messaggi diffamatori) .

Il bullismo viene tradizionalmente considerato un fenomeno orizzontale, perché si concreta nell’ambito di rapporti tra soggetti formalmente appartenenti al medesimo contesto relazionale e paritario (come nel caso di compagni di scuola). Vi è, quindi, un contesto formale comune, a cui fa capo un contesto sostanziale asimmetrico, in quanto un soggetto è più debole degli altri e finisce per divenire vittima di fenomeni di bullismo.

Quindi il bullismo si manifesta in varie forme e con diverso grado di intensità, di gravità e di visibilità.

E’ possibile cogliere segnali e indici di gravità e di rischio fin dai primi anni della scuola primaria (e della scuola dell’infanzia), attraverso una attenta valutazione delle modalità in cui vengono agiti i comportamenti di prepotenza fisica, verbale o indiretta e del grado di contatto emotivo (e di conseguente capacità empatica e di impegno morale) manifestato dagli alunni attori di prepotenza; in misura minore si possono cogliere i segnali e gli indici di coloro che tendono ad essere imbrigliati nel ruolo di vittima.

COME PREVENIRE IL FENOMENO DEL BULLISMO?

Anche nelle situazioni maggiormente a rischio o compromesse sul versante delle caratteristiche individuali, si possono ottenere considerevoli risultati positivi se si interviene per tempo e in ogni caso le potenzialità di cambiamento e di evoluzione positiva sono fortemente dipendenti dal grado di coinvolgimento attivo e guidato del gruppo classe che si riesce ad ottenere.

Operare per una effettiva riduzione del bullismo significa attuare con paziente costanza interventi di lunga durata, complessi e mirati a tutti i livelli dell’esperienza soggettiva (cognitivo, emotivo, affettivo, socio relazionale, ecc.) e soprattutto con il coinvolgimento attivo di tutti gli “attori” coinvolti.

Risolvere propositivamente i conflitti sociali comporta il saper affrontare anche (pur se non solo) le emozioni di rabbia, di tristezza, di solitudine, il senso di incapacità, il senso di fallimento; significa affrontarle condividendole con i bambini ed i ragazzi, non tanto e non solo discuterne razionalmente, ma sentirle insieme, per poterli accompagnare, in una specie di tutoraggio indiretto, in un percorso che li renda capaci di tollerarle, di viverle pienamente, di esprimerle in modi propositivi, senza rinunciare ad esprimere la propria individualità, ma trovando i necessari compromessi tra le proprie esigenze e quelle degli altri. Quindi, scoraggiare la cultura bullistica vuol dire promuovere una cultura sociale che faccia riferimento a valori positivi, come l’interazione, la socializzazione, l’accettazione degli altri e la collaborazione.

La letteratura degli ultimi anni, a tale proposito, ha sperimentato numerose ricerche e gli approcci mirati alla cosiddetta consapevolezza metacognitiva, con programmi per la prevenzione del disagio giovanile secondo il metodo dell’educazione razionale-emotiva, che consente di acquisire un graduale autocontrollo emozionale attraverso sistematici collegamenti al livello cognitivo e ancora i cosiddetti percorsi emotivo relazionali, si sono rivelati efficaci in molti ambiti e soprattutto nella realtà scolastica.

L’intervento più incisivo nella riduzione delle prepotenze è rappresentato dai “percorsi emotivo relazionali” con classi, che prevedono azioni a più livelli: attività di informazione e di consulenza psico-educativa ai genitori, consulenza e collaborazione con i docenti, interventi diretti nelle classi in compresenza con gli insegnanti. In quest’ottica la classe viene vista come contesto dove promuovere abilità cognitive e sociali, utili allo sviluppo delle persone sul piano individuale ed emotivo, stimolare il confronto relazionale e favorire le parti migliori dei ragazzi: l’impegno personale, l’empatia, la collaborazione, la solidarietà, la responsabilità.

COME RICONOSCERE E PREVENIRE IL BULLISMO. I CONSIGLI PER INTERVENIRE, IN FAMIGLIA E A SCUOLA, E PORRE UN FRENO AD UN FENOMENO SOCIALE CHE PREOCCUPA SEMPRE DI PIÙ GENITORI ED INSEGNANTI

Possiamo parlare di bullismo in presenza di tre elementi:

  1. quando le prepotenze e i soprusi vengono messi in atto in modo ripetuto e continuativo e non di un singolo atto;
  2. il bullo compie le sue azioni per affermare ed esercitare il suo potere sulla vittima;
  3. i testimoni, che non solo osservano senza intervenire in difesa della vittima ma più spesso ridono, incitano o addirittura filmano ciò che accade.

Come si manifesta il bullismo? Possiamo individuare tre tipologie di comportamenti che rientrano a pieno titolo nella definizione di bullismo:

  1. Il bullismo verbale che include: provocazioni; minacce; insulti; commenti sessuali inappropriati.
  2. Il bullismo sociale: finalizzato a danneggiare la reputazione e le relazioni sociali della vittima con azioni precise come isolare qualcuno di proposito, dire ai bambini di non essere amici della vittima, metterla in imbarazzo, diffamare.
  3. Il bullismo fisico che include comportamenti maneschi e violenti, ma anche la sottrazione o distruzione di oggetti personali.

A queste tre categorie possiamo aggiungere anche il cyberbullismo che si manifesta attraverso Internet o il telefono cellulare e che rende spesso difficile smascherare.

Ma come riconoscere un bambino vittima di bullismo e quali sono i segnali che non vanno sottovalutati?

  • Lesioni inspiegabili
  • Vestiti, libri, oggetti personali smarriti o distrutti
  • Frequenti mal di testa o mal di pancia
  • Finta malattia
  • Cambiamenti nelle abitudini alimentari: ad esempio i bambini possono tornare a casa da scuola Affamati perché non hanno pranzato
  • Disturbi del sonno e incubi frequenti
  • Calo del rendimento scolastico
  • Perdita improvvisa di amici o evasione di situazioni sociali
  • Comportamenti autodistruttivi

E' possibile prevenire il bullismo con l'educazione?

Di certo un ambiente familiare sereno, nel quale educare i bambini al rispetto, all'empatia e alla compassione, nonché all'importanza di seguire regole e dei limiti, è fondamentale, ma anche la scuola gioca la sua parte.

Cosa si può fare, dunque, in sinergia?

  • sensibilizzare i bambini e i ragazzi al bullismo attraverso la visione di film, letture di libri
  • dare i buon esempio a casa e in classe
  • incoraggiare i bambini a fare attività piacevoli e che possano aiutarli a sviluppare i loro talenti
  • tenere sempre aperto il canale di comunicazione con i giovani e dimostrarsi disponibili al dialogo

IL BULLISMO A SCUOLA

Indubbiamente uno degli ambiti nei quali il bullismo si manifesta più frequentemente è la scuola (ma può interessare anche lo sport). E alla luce dei dati più recenti che confermano che il bullismo è diffuso sin dalla scuola primaria, il Ministero dell'Istruzione ha diffuso delle nuove linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo.

Tra le azioni più significative e fruttuose che possono essere messe in atto segnaliamo:

  • creazione di un clima sereno in classe e fare gruppo con progetti e occasioni di comunicazione e scambio;
  • massima attenzione ad un'educazione all'empatia e al rispetto;
  • favorire l'acquisizione delle competenze necessarie per utilizzare Internet in modo responsabile.

COME AIUTARE UNA VITTIMA DI BULLISMO

Ci sono molti segnali di allarme che possono indicare che qualcuno è vittima di bullismo e quando ci sovviene il sospetto è meglio intervenire immediatamente parlando con il bambino, con i suoi amici e con gli insegnanti. Riconoscere i segnali di pericolo è importante perché non tutti i bambini che sono vittime di bullismo chiedono aiuto.

Qualche consiglio per i genitori:

  • Il primo passo da compiere è incoraggiare il bambino a parlare, confidarsi ed aprirsi con voi.
  • Identificare il bullo o i responsabili è il secondo passo da fare per poter poi coinvolgere la scuola (nella persona degli insegnanti o del dirigente scolastico).
  • Al tempo stesso è molto importante lavorare sull'autostima del bambino, incoraggiandolo a fare attività extrascolastiche che incontrino le sue passioni, nelle quali potrà esprimere liberamente e fare nuove amicizie.

PERCHÉ SI DIVENTA BULLI

Quali sono i fattori che possono aumentare il rischio che un bambino diventi un bullo?

  • L'ambiente familiare è senza dubbio determinante: se il bambino cresce in un ambiente fatto di violenza fisica e verbale, oppure se i genitori sono autoritari o, al contrario eccessivamente permissivi può, da un lato, emulare ciò che ha vissuto, dall'altro può sviluppare un senso di onnipotenza;
  • Anche il sistema scolastico sempre più competitivo gioca un ruolo importante;
  • I videogiochi e la televisione, con i loro prodotti sempre più violenti;
  • La mancanza di un'educazione all'empatia che impedisce a bulli di percepire la sofferenza che provocano nelle vittime.

CHE COSA FARE SE TUO FIGLIO È UN BULLO

Innanzitutto stiamo attenti, osserviamo sempre i nostri figli e comunichiamo con loro. Spesso i genitori scoprono che il loro figlio è un bullo solo quando vengono convocati a scuola, oppure quando non si può negare l'evidenza, e fino all'ultimo rifiutano di credere che il loro tranquillo e amato bambino sia diventato un bullo.

Quali sono i segnali da non sottovalutare nei piccoli bulli?

  • Partecipano volentieri e frequentemente a lotte fisiche o verbali;
  • Hanno amici che fanno il prepotenti con gli altri;
  • Sono sempre più aggressivi;
  • Vengono spesso richiamati dal preside;
  • Hanno denaro extra o tornano a casa con oggetti nuovi;
  • incolpano gli altri dei loro problemi e non sanno assumersi la responsabilità delle loro azioni;
  • Sono competitivi e preoccupati della loro reputazione.

Mettere in atto alcuni comportamenti come:

  • ascoltarlo e cercare di capire le motivazioni de suo comportamento (è stato vittima a sua volta?);
  • dare il buon esempio;
  • premiare il comportamento positivo;
  • farlo scusare con le vittime.

Il cyberbullismo

L'avvento e il crescente utilizzo dei dispositivi digitali da parte dei giovanissimi ha certamente contribuito a far evolvere il fenomeno del bullismo in una sua "versione digitale" più subdola e pericolosa. Parliamo del cyberbullismo, che consiste nel commettere violenze verbali e psicologiche ai danni della vittima utilizzando smartphone e tablet e veicolando le prepotenze sulle chat e sui social network.

L'uso del computer o del cellulare hanno un effetto disinibitorio: si dicono cose che in faccia non si direbbero mai. Per questo è diventato più facile attaccare. Così anche i repressi, che non sarebbero mai stati bulli, tirano fuori l'aggressività e diventano cyberbulli.

Con l'inizio della scuola ritornano una serie di problematiche tra cui il bullismo. Ecco alcuni consigli per gestire tutte le situazioni legate al bullismo e al cyberbullismo nell'ambito della vita tra i banchi, con una panoramica sugli aspetti contraddistintivi di quest'ultimo.

La scuola e il bullismo

Con l'inizio della scuola, oltre agli effetti positivi sulla socialità e sull'apprendimento, ritornano anche eventuali problematiche connesse alla vita tra i banchi: una di queste è, appunto, il bullismo.

L'American Academy of Pediatrics (AAP) ha voluto identificare e divulgare una serie di consigli per gestire situazioni di bullismo a scuola nel modo più corretto possibile, per garantire la salute e la sicurezza di bambini e ragazzi.

Purtroppo nell'ambito della vita scolastica ci possono essere varie forme di bullismo o di cyberbullismo, che si verificano quando un bambino attacca ripetutamente un altro bambino. Inoltre, il bullismo può essere fisico, verbale o sociale ed episodi ad esso legati possono manifestarsi a scuola, nel parco giochi, sullo scuolabus, nel quartiere, su Internet o mediante dispositivi mobili come i telefoni cellulari. Ma, per fortuna, ci sono molti modi per affrontare e gestire il bullismo, soprattutto se si verifica a scuola.

Bullismo a scuola in Italia, i dati 2019

Oltre 9 giovani su 10 coinvolti in episodi di bullismo. Dove? Principalmente a scuola. Lo denuncia un'indagine campionaria realizzata dall'Eures tra 1.022 studenti delle scuole secondarie superiori di Roma: nell'ultimo anno il 66,9% dei giovani è stato almeno una volta vittima di bullismo (67,8% le ragazze e 62,6% i maschi), l'81,3% ha assistito ad uno o più di tali episodi, mentre il 37,8% indica di averne commessi in una o più occasioni (il 44,8% dei maschi contro il 31,3%).
In poche parole, solo il 9,3% dei giovani afferma di non essere stato in alcun modo coinvolto in episodi di bullismo, ovvero di non esserne stato né vittima, né autore né testimone.
E l'ambiente in cui si verifica il maggior numero di episodi è proprio la scuola: il 57,3% delle vittime afferma infatti di aver subito tali atti all'interno della classe ed il 34,9% all'interno della scuola (in ambienti diversi dalla classe).

Cosa fare se ci sia accorge che il bambino è vittima di bullismo

Ecco, dunque, come comportarsi se ci si accorge che il proprio bambino è preso di mira dai bulli:

  1. Avvisate i funzionari scolastici dei problemi e lavorate con loro sulle soluzioni.
  2. Insegnate a vostro figlio a sentirsi a proprio agio nel chiedere aiuto a un adulto di fiducia. Chiedetegli di identificare preventivamente la persona cui può chiedere aiuto.
  3. Riconoscete la natura grave del bullismo e i sentimenti di vostro figlio in relazione all'essere vittima di bulli.
  4. Aiutate il bambino a imparare a rispondere e, in particolare, insegnategli a:
    - guardare il bullo negli occhi;
    - mantenere la calma in una situazione difficile;
    - andarsene quando è il caso.
  5. Insegnate a vostro figlio a dire al bullo, con voce ferma: "Non mi piace quello che stai facendo" oppure "Per favore, NON parlarmi così".
  6. Incoraggiate sempre vostro figlio a fare amicizia con altri bambini.
  7. Supportate il bambino nelle attività che gli interessano.
  8. Assicuratevi che un adulto che conosce il bullismo possa fare attenzione alla sicurezza e al benessere di vostro figlio mentre è a scuola.
  9. Monitorate i social media o le interazioni nei messaggi del bambino in modo da poter identificare i problemi prima che possano sfuggire di mano.

Cosa fare se ci si accorge che il bambino è un bullo

sempre secondo l'AAP, i modi in cui è possibile intervenire.

  1. Assicuratevi che vostro figlio sappia che il bullismo è una cosa negativa e non va mai messo in atto.
  2. Stabilite limiti definiti e coerenti sul comportamento aggressivo di vostro figlio.
  3. Aiutate il bambino ad imparare cos'è l'empatia chiedendogli di considerare come gli altri bambini si sentono riguardo al modo in cui li ha trattati. In particolare chiedete al bambino come si sentirebbe se qualcuno lo maltrattasse.
  4. Siate modelli positivi. Mostrate ai bambini che possono ottenere ciò che vogliono senza prendere in giro, minacciare o ferire gli altri.
  5. Utilizzate con lui una disciplina efficace, non fisica, come, per esempio, la sottrazione di privilegi.
  6. Elogiate il bambino quando si comporta in modo positivo (se, magari, ha aiutato o è stato gentile con qualcuno), invece di opprimerlo.
  7. Sviluppate soluzioni pratiche insieme al preside, agli insegnanti, agli assistenti sociali scolastici oppure insieme agli psicologi e ai genitori dei bambini che vostro figlio ha bullizzato.

Cosa fare se il bambino è testimone di atti di bullismo

  1. Incoraggiate vostro figlio a denunciare gli atti di bullismo ad un adulto di fiducia e spronatelo a unirsi agli altri nel dire ai bulli di smettere.
  2. Aiutate il bambino a sostenere sempre altri bambini che sono o potrebbero essere vittime di bullismo. Incoraggiatelo a includere i piccoli che sono vittime di bulli nelle loro attività.

CYBERBULLISMO, COS'È

Sempre più spesso si sente parlare in ambito scolastico di cyberbullismo, ossia della manifestazione in Rete del fenomeno più noto e ampio chiamato bullismo, generalmente caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima.

Le azioni di bullismo attuate in ambiente scolastico possono essere molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni.

La definizione più chiara del complesso e nocivo fenomeno del cyberbullismo viene dal Miur (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca): "Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet. Il bullismo diventa quindi cyberbullismo. Il cyberbullismo definisce un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola persona o di un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici (sms, mms, foto, video, email, chatt rooms, istant messaging, siti web, telefonate), il cui obiettivo e quello di provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi".

Dunque, i ragazzi adoperano la rete non solo per socializzare, ma anche per esprimere aggressività, provocazione, sfida e competizione tra coetanei. Secondo il Commissariato di Polizia Postale on line, che riporta la legge n.71/2017 sul cyberbullismo, è fondamentale sapere che:

  1. Sul web ogni comportamento può essere tracciato, ricostruito e denunciato alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, se arreca danno a chi lo subisce.
  2. Al compimento dei 14 anni, i ragazzi diventano penalmente responsabili delle loro azioni sul web (imputabili).
  3. Gli insegnanti in quanto pubblici ufficiali, hanno l'obbligo di denunciare fatti penalmente rilevanti (reati) commessi o subiti dagli studenti.
  4. Diffamazioni, minacce e insulti in rete devono essere denunciati dalle vittime: è importante informare le famiglie degli studenti su cosa sta succedendo e sul loro diritto di fare una segnalazione o sporgere denuncia.

Occorre, inoltre, sapere che:

  1. Molti comportamenti di prepotenza in rete non vengono percepiti dai ragazzi come reati, come fatti gravi, come danno per le vittime.
  2. Molti episodi di cyberbullismo nascono da antipatie reali, rivalità, prese in giro tra compagni di scuola.

RIFERIMENTI NORMATIVI

La Legge 29 maggio 2017 nr. 71, detta anche "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto al fenomeno del cyberbullismo", ha introdotto nuove forme di tutela degli adolescenti colpiti da questo fenomeno. In particolare la Legge prevede:

  1. Informativa alle Famiglie: "il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo ne informa tempestivamente i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale, ovvero i tutori dei minori coinvolti e attiva adeguate azioni di carattere educativo".
  2. Ammonimento: "fino a quando non è presentata querela per taluno dei reati cui agli artt. 594 (Ingiuria), 595 (Diffamazione) e 612 (Minaccia) del Codice Penale e all'art. 167 del Codice per la protezione dei dati personali, di cui al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, commessi, mediante la rete internet, da minorenni di età superiore agli anni quattordici nei confronti di altro minorenne, è applicabile la procedura di ammonimento di cui all'articolo 8, commi 1 e 2, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38. A tal fine il questore convoca il minore, insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale; gli effetti dell'ammonimento cessano al compimento della maggiore età".
  3. Oscuramento: "il minore che abbia compiuto almeno 14 anni e i genitori o esercenti la responsabilità sul minore, possono inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un'istanza per l'oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet. Se non si provvede entro 48 ore, l'interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore. La Polizia delle Comunicazioni promuove progetti per sensibilizzare i giovani ad un uso sicuro, consapevole e responsabile del web".

 

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